The Food Assembly: di cosa si occupava

Nata nel 2010, The Food Assembly è un’organizzazione francese legata all’agricoltura. Cresciuta nel solo paese transalpino ha avuto, successivamente, seguito in 80 paesi d’Europa. Vediamone la storia ripercorrendone le tappe salienti e i dati relativi.


The Food Assembly, la storia

Sostenibilità come via per il futuro e percorso unico per migliorare il mondo: è su queste basi che nasceva, nel 2010, The Food Assembly. L’idea era quella di avere un mercato di agricoltori online realizzato per aiutarli nel loro lavoro contribuendo a una migliore vendita, diretta, tra l’agricoltore e il consumatore finale. Realizzato per il web, rappresenta un progetto pensato – per la stessa intrinseca realtà che è internet – su scala globale.

Il modello nasce dall’idea di Guilhem Cheron e Marc-David Choukron e, nel suo prototipo originario, era chiamato La Ruche qui dit Oui! (L’alveare che ha detto Sì!, nella sua versione e traduzione italiana). Grazie al successo in poco tempo riuscì a espandersi in altri paesi. Pezzi di Food Assembly infatti arrivarono in Belgio, Spagna, Germania, Danimarca, Olanda, Regno Unito, Svizzera e financo Italia.

The Food Assembly era, in effetti, la parte relativa al Regno Unito di tale start-up. L’idea di mix tra tecnologia e agricoltura sostenibile era arrivata sin oltre la Manica, sostenendo l’idea di supportare il cibo locale. La conoscenza tra le locali comunità garantiva l’equità del prezzo per il lavoro, infatti, offrendo inoltre una maggiore qualità sul cibo.

Tale natura permetteva di ottenere cibo di provenienza locale, unico e di alto livello. Vendendo tramite The Food Assembly, inoltre, si stimava che i produttori potessero ottenere più dell’80% per prodotto venduto. Un vantaggio percentualmente notevole, nei confronti del 15% o 25% offerto, invece, dalla maggior parte dei supermercati.

Nel luglio del 2014 la compagnia – all’epoca La Ruche qui dit Oui!, in Francia – arrivò in Gran Bretagna. Il pubblico accolse con favore questa nuova apertura perché permetteva l’acquisto di cibo di buona qualità da produttori locali, garantendo il benessere sociale e aumentando le opportunità lavorative per chi già nel campo.

La prima assemblea alimentare comparve a Londra, più precisamente presso il borgo di Hackney. Successivamente ne arrivò un’altra a Chester, nei pressi del confine con il Galles. Fu solo l’inizio: in breve tempo arrivarono in tutto il Regno Unito e permisero l’affiliazione anche a nuovi produttori. Il progetto rimase parte del collettivo iniziale ma, in breve, si rese indipendente: fu lo spirito di comunità iniziale a mantenere collegati i fili della rete.

Di lì a poco il progetto si sarebbe espanso in oltre 700 ulteriori comunità. In Italia è presente con il nome L’Alveare che dice Sì! La piattaforma italiana è raggiungibile anche tramite il web, copiando e incollando nella barra del browser il seguente indirizzo: https://alvearechedicesi.it/it. Attualmente, tramite il sito è possibile “aprire un alveare” o creare un proprio profilo produttore dirattemente seguendo le istruzioni carpite dalla pagina web.

Per fare parte dell’alveare è necessario proporre un proprio progetto, cercare un luogo ospitale, creare la comunità di produttori e membri e organizzare il processo di vendita. Per i produttori si può invece stabilire autonomamente il prezzo dei propri prodotti, controllarne le disponibilità e poter fare dei calcoli anticipati sul proprio portafogli.

L’alveare italiano ha inoltre un servizio clienti commerciale attivo 7 giorni su 7, dalle 7:00 alle 22:00. È possibile inoltre entrarvi in contatto tramite tutti i principali social disponendo, infatti, di profili attivi su Youtube, Twitter, Facebook, Instagram, LinkedIn.

Visione

Un mondo con del cibo migliore in tavola e la possibilità di collegare il produttore con la tavola: questa era l’idea iniziale a muovere il progetto. Chiunque, inoltre, avrebbe potuto potenzialmente creare una propria assemblea: nel proprio quartiere, reclutando agricoltori vicini con il fine di vendere i prodotti.

Uniche restrizioni quelle, invece, relative alla geografia. La zona di apertura sarebbe infatti da concordare con l’amministrazione centrale: queste andrebbero rese raggiungibili da parte dei membri e quindi non dovevano essere in zone molto fuori mano. Invece i clienti – chiamati Membri – sono in grado di effettuare ordini tramite la piattaforma online e quindi ritirare i prodotti nella sede locale a sé più vicina.

«L'agricoltura è un'industria che si è esaurita: deve essere reinventata e relocalizzata restituendo il potere al consumatore e al produttore di alimenti. Sogniamo un'economia agricola che generi occupazione, benessere sociale e ambientale, un cambio di paradigma che consente a tutti di dire Sì all’alveare!»

Il pensiero di Guilhem Chéron, il co-fondatore di The Food Assembly che ben esprime quella che è l'idea di agire collegando le persone al cibo.

   
  • La missione del gruppo era presente sulla pagina web inglese in un manifesto diviso per punti:
  • Consentire alle persone di creare un modo migliore di mangiare, consentendo l'accesso dalla fattoria al vicinato al cibo locale fresco.
  • Creare gli strumenti che consentono ai produttori di vendere direttamente ai consumatori.
  • Dare accesso a cibo locale, fresco e di qualità a quante più persone possibile.
  • Sostenere la transizione ecologica ed economica verso un futuro migliore e sostenibile.
  • Sostenere la crescita di posti di lavoro significativi e ben retribuiti nel settore alimentare e agricolo.
  • Rivitalizzare il cibo e il suo ruolo nel promuovere la comunità e il benessere.
    I valori dell'azienda erano:
  • Trasparenza: l’assemblea permetteva a chiunque di sapere da dove proveniva il cibo, mettendo il produttore al centro della filiera e garantendone una libera e autonoma remunerazione.
  • Cooperazione: inteso come vero e proprio “battito cardiaco” dell’assemblea, unisce cittadini e produttori cercando di essere un collegamento ambientale e sociale tra persone e società.
  • Transizione: data dalla riunione effettiva tra il produttore e il cibo portato finalmente in tavola.
  • Imprenditorialità: l’imprenditore che deve cercare il bene comune e agire in nome di esso.
  • Creatività: ricerca di nuove idee per trovare soluzioni all’avanguardia. L’innovazione è intesa come chiave di volta per risolvere i problemi posti alla base dell’Assemblea Alimentare.

La fine di Food Assembly (UK)

Collegandosi attualmente all’ex sito ufficiale di Food Assembly apparirà un messaggio di chiusura della parte francese dell’Alveare. Infatti è stata chiusa l’attività nel Regno Unito un venerdì, il 28 settembre del 2018. Il messaggio di ringraziamento include inoltre un incoraggiamento al futuro dei supermercati online, con il supporto a Farmdrop e un collegamento ipertestuale al sito.