A che punto sono le rinnovabili in Italia

L'Italia è tra i Paesi europei con la maggiore adozione di fonti rinnovabili, e la generazione elettrica pulita si avvicina alla metà del totale. Il mix non dipende da una sola tecnologia: l'idroelettrico resta la spina dorsale storica, il fotovoltaico è la fonte che cresce più rapidamente, mentre eolico, geotermico e biomasse completano il quadro.

Le rinnovabili nel sistema elettrico italiano
Indicatore Valore
Quota rinnovabili nella generazione elettrica 40-45% (2024)
Fonti principali Idroelettrico, solare fotovoltaico, eolico, geotermico, biomasse
Obiettivo PNIEC al 2030 65% dell'elettricità da fonti rinnovabili

A gestire tutti i regimi di incentivazione è il Gestore dei Servizi Energetici: è l'ente che eroga le tariffe incentivanti, ritira l'energia immessa in rete e verifica i requisiti degli impianti.

Il fotovoltaico è la rinnovabile che cresce di più

L'Italia gode di una delle migliori irradiazioni solari d'Europa, in particolare al Sud e nelle isole, e il solare fotovoltaico è diventato la tecnologia di riferimento per l'autoproduzione domestica.

I numeri del parco fotovoltaico

A fine 2025 il parco installato raggiunge 43,5 GW di potenza cumulata, per una produzione annua di circa 44 TWh distribuita su oltre due milioni di impianti. Un dato merita attenzione: per la prima volta dal 2020, nel 2025 la potenza installata nell'anno è calata rispetto al precedente. Non è un arretramento del settore, ma la stabilizzazione fisiologica del mercato residenziale dopo l'ondata del Superbonus.

Quanto costa un impianto oggi

I prezzi si sono assestati su valori molto più accessibili rispetto agli anni degli incentivi straordinari:

  • solo pannelli: tra 1.400 e 1.800 € per kWp installato;
  • impianto da 6 kW con batteria di accumulo da 10 kWh: tra 13.000 e 16.000 €.

La batteria incide molto sul preventivo, ma è ciò che permette di consumare di sera l'energia prodotta a mezzogiorno: senza accumulo, la quota di autoconsumo resta bassa e gran parte della produzione finisce in rete.

Gli incentivi disponibili nel 2026

Il quadro è cambiato radicalmente. Il Superbonus, che tra il 2021 e il 2024 ha trainato una crescita straordinaria, si è progressivamente ridotto fino a scendere al 65% nel 2025 per i soli lavori già avviati, e nel 2026 non è più disponibile per nuovi interventi residenziali. Restano però tre strumenti concreti.

Bonus Ristrutturazione ed Ecobonus

È oggi la via ordinaria per chi installa un impianto fotovoltaico o un sistema di accumulo. La detrazione IRPEF è del 50% per la prima casa e del 36% per le altre, ripartita in dieci rate annuali di pari importo, con un tetto di spesa di 96.000 € per unità immobiliare.

Reddito Energetico e Conto Termico

Il Reddito Energetico è un contributo a fondo perduto gestito dal GSE, pensato per finanziare l'installazione di impianti fotovoltaici presso famiglie a basso reddito. Il Conto Termico segue invece una logica diversa: riguarda i sistemi di riscaldamento come pompe di calore e solare termico, e non si applica al fotovoltaico elettrico.

Le comunità energetiche rinnovabili

Una comunità energetica rinnovabile, o CER, permette a un gruppo di famiglie, imprese ed enti pubblici collegati alla stessa cabina primaria di distribuzione di produrre e consumare collettivamente energia pulita. Il meccanismo non sposta elettroni: l'incentivo si applica all'energia condivisa virtualmente, cioè al minore tra l'energia immessa e quella prelevata nella stessa ora sotto la stessa cabina.

La tariffa incentivante erogata dal GSE va da 60 a 120 €/MWh, con maggiorazioni geografiche per il Sud e le isole, ed è cumulabile con il Ritiro Dedicato sull'energia eccedente. Il quadro normativo poggia sul D.Lgs. 199/2021, sul Decreto CACER del gennaio 2024 e sugli aggiornamenti del maggio 2025.

Il divario tra ambizione e realtà resta però ampio: a marzo 2025 le CER attive in Italia erano 212, a fronte di un obiettivo PNRR di 15.000 entro giugno 2026. È il cantiere aperto più grande della transizione energetica italiana.

Per costituirne una servono alcuni requisiti precisi:

  • tutti i membri devono essere collegati alla stessa cabina primaria in alta o media tensione;
  • la comunità deve assumere una forma giuridica come associazione, cooperativa, consorzio o ente del terzo settore;
  • ogni impianto di produzione non può superare 1 MW di potenza;
  • l'attività non deve costituire l'attività commerciale principale dei membri.

Come valorizzare l'energia che produci

Un impianto domestico produce quasi sempre più di quanto la casa consumi nelle ore centrali della giornata. Per quell'eccedenza esistono due meccanismi gestiti dal GSE, alternativi tra loro.

Con lo Scambio sul Posto, il GSE acquista l'energia immessa in rete al prezzo PUN: funziona come un conto energetico, dove i prelievi si compensano con le immissioni. Con il Ritiro Dedicato, riservato agli impianti sopra i 20 kW, il GSE ritira invece l'intera produzione a un prezzo garantito.

Nessuno dei due sostituisce però la scelta della fornitura: anche con l'autoproduzione, la parte di energia che continui a prelevare dalla rete dipende dall'offerta che hai sottoscritto. Confrontare le offerte sul consumo reale resta il modo più diretto per ridurre la bolletta residua.

Le altre fonti rinnovabili per la casa

Il fotovoltaico non è l'unica strada. A seconda della zona, della disponibilità di spazio e del tipo di abitazione, altre tecnologie possono avere senso:

  • il mini eolico domestico, adatto a contesti ventosi e a terreni aperti;
  • l'impianto geotermico, che sfrutta la temperatura costante del sottosuolo per riscaldare e raffrescare;
  • la sottoscrizione di un'offerta di energia verde, per chi non può installare nulla ma vuole una fornitura certificata da fonti rinnovabili.

Se stai valutando i pannelli, tre approfondimenti aiutano a entrare nel dettaglio: i diversi tipi di pannelli in commercio, quali sono i più efficienti e quanto si risparmia davvero in un anno.

Le ultime notizie sulle rinnovabili

Gli approfondimenti pubblicati in questa rubrica seguono l'attualità della transizione energetica italiana, dalle città che raggiungono l'autonomia rinnovabile agli incentivi per la mobilità sostenibile.

Domande frequenti sulle rinnovabili

Le fonti rinnovabili coprono tra il 40 e il 45% della generazione elettrica nazionale secondo i dati 2024. Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima fissa l'obiettivo al 65% dell'elettricità entro il 2030. Le fonti principali sono l'idroelettrico, il solare fotovoltaico, l'eolico, il geotermico e le biomasse.

No. Il Superbonus si è ridotto progressivamente, fino al 65% nel 2025 per i soli lavori già avviati, e nel 2026 non è più accessibile per nuovi interventi residenziali. Per installare un impianto fotovoltaico oggi si usa il Bonus Ristrutturazione, con detrazione IRPEF al 50% sulla prima casa e al 36% sulle altre, ripartita in dieci rate annuali entro un tetto di 96.000 € per unità immobiliare.

I soli pannelli costano tra 1.400 e 1.800 € per kWp installato. Un impianto completo da 6 kW con batteria di accumulo da 10 kWh si colloca tra 13.000 e 16.000 €. La batteria pesa molto sul preventivo ma alza sensibilmente la quota di autoconsumo, perché consente di usare di sera l'energia prodotta nelle ore centrali.

I membri devono essere collegati alla stessa cabina primaria di distribuzione. L'incentivo del GSE si applica all'energia condivisa virtualmente, cioè al minore tra l'energia immessa e quella prelevata nella stessa ora sotto quella cabina. La tariffa incentivante va da 60 a 120 €/MWh, con maggiorazioni per il Sud e le isole, ed è cumulabile con il Ritiro Dedicato.

Con lo Scambio sul Posto il GSE acquista al prezzo PUN l'energia che immetti in rete, compensandola con quella che prelevi. Con il Ritiro Dedicato, riservato agli impianti sopra i 20 kW, il GSE ritira invece l'intera produzione a un prezzo garantito. I due meccanismi sono alternativi: si sceglie l'uno o l'altro.