Quanto consuma un piano cottura elettrico
Il consumo di un piano cottura non si legge sulla targhetta. Un piano a quattro zone dichiara 6.000 o 7.400 W, ma quella è la potenza massima con tutte le zone accese al massimo, una situazione che in cucina non si verifica quasi mai. Quello che conta è l’energia che serve davvero per cuocere, divisa per il rendimento del piano, cioè la quota di calore che arriva nella pentola invece di dispersi nell’aria.
Per una famiglia di 3 persone che cucina 2 pasti al giorno sul piano, il conto è questo:
| Persone in casa | Induzione | Vetroceramica | Differenza |
|---|---|---|---|
| 1 persona | 137 kWh · 39 € | 172 kWh · 49 € | +10 €/anno |
| 2 persone | 274 kWh · 79 € | 345 kWh · 99 € | +20 €/anno |
| 3 persone | 411 kWh · 118 € | 517 kWh · 148 € | +31 €/anno |
| 4 persone | 548 kWh · 157 € | 690 kWh · 198 € | +41 €/anno |
| 5 persone | 684 kWh · 196 € | 862 kWh · 247 € | +51 €/anno |
Valori annui riferiti a 2 pasti al giorno cucinati sul piano cottura, a 0,287 €/kWh. È il costo di un kWh in più: il prezzo di riferimento ARERA per un cliente domestico tipo nel servizio di maggior tutela (III trimestre 2026) è di 0,316 €/kWh, ma comprende anche la quota potenza della fornitura, che paghi comunque qualunque piano cottura scegli, e che qui viene scorporata. Rendimenti ENEA: 80% per l’induzione, 63,5% per la vetroceramica. Il forno non è compreso.
Il dato da ricordare
A parità di cibo cotto l’induzione consuma circa il 21% in meno della vetroceramica. Non perché sia più potente, ma perché disperde molto meno calore: scalda direttamente la pentola, non il vetro sotto la pentola.Se vuoi capire come si passa dai kWh agli euro della tua bolletta, la voce da guardare è il prezzo del kWh tutto compreso, che include materia energia, trasporto, oneri di sistema e imposte. Per gli altri apparecchi di casa il quadro completo è nella guida ai consumi degli elettrodomestici.
Calcola quanto ti costa il tuo piano cottura
Indica quante persone siete e quanti pasti cucinate ogni giorno sul piano: il simulatore stima consumo e costo annuo delle tre tecnologie a parità di risultato in cucina. Dichiara anche se il gas ti serve solo per cucinare oppure anche per riscaldarti, perché è la variabile che decide il confronto. Puoi inserire il prezzo della luce e del gas che paghi davvero, letti sulla tua bolletta.
Induzione, vetroceramica o gas: quanto ti costano
Il confronto è fatto a parità di risultato in cucina: la stessa quantità di cibo cotto, con il rendimento reale di ogni tecnologia.
Prezzi tutto compreso precompilati con i valori di riferimento ARERA (III trimestre 2026 per la luce, giugno 2026 per il gas). Sostituiscili con quelli della tua bolletta per una stima sul tuo caso. Dai prezzi che inserisci vengono scorporate le quote fisse: paghi luce e gas comunque, quindi qui conta solo quanto ti costa un’unità di energia in più.
all’anno
rendimento 80%
all’anno
rendimento 63,5%
all’anno
rendimento 45%
Il piano cottura pesa sulla tua bolletta?
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Ipotesi e metodo di calcolo
Il confronto parte dall’energia utile, cioè il calore che deve entrare davvero nel cibo: 0,15 kWh per persona e per pasto (l’energia necessaria a portare a temperatura circa 1,5 litri di acqua o alimenti e a mantenerli in cottura). Questa energia viene poi divisa per il rendimento di ciascuna tecnologia, perché è la quota di calore che va persa a fare la differenza in bolletta.
Rendimenti: induzione 80%, vetroceramica 63,5%, gas 45%. Sono le medie calcolate da ENEA (portale KiloWattene) su 13 rilevazioni internazionali dei sistemi di cottura domestici, con un’incertezza dichiarata non migliore di ±5%.
Costi: si contano solo le quote VARIABILI, cioè quanto costa un’unità di energia in più. Un costo entra nel confronto solo se cambia con la scelta del piano cottura: la quota potenza della fornitura elettrica (71 € l’anno per un contatore da 3 kW) si paga comunque, quindi viene scorporata dal prezzo di riferimento ARERA, che invece la spalma sui 2.700 kWh del cliente tipo. La fornitura ha altre quote fisse, ma il prezzo di riferimento non le pubblica separatamente: qui non vengono stimate, così il calcolo resta prudente e non sottostima mai il costo del piano. Per il gas il consumo termico viene convertito in Smc con il potere calorifico convenzionale di 10,69 kWh/Smc e moltiplicato per il prezzo €/Smc. I valori precompilati sono i prezzi di riferimento ARERA tutto compreso (imposte incluse); il costo reale dipende dall’offerta che hai sottoscritto.
Costi fissi del gas: un contratto gas costa circa 110 € all’anno anche a consumo zero (quota fissa di vendita al dettaglio, quota fissa di distribuzione e misura, al netto della quota fissa degli oneri di sistema che è a credito), a cui si aggiunge l’IVA al 22% che si applica a tutte le quote fisse (l’aliquota ridotta del 10% vale solo sul consumo, fino a 480 Smc all’anno). Il prezzo di riferimento €/Smc li spalma sul consumo del cliente tipo, circa 1.100 Smc all’anno: qui vengono scorporati e riaddebitati per intero solo se dichiari di usare il gas soltanto per cucinare, perché in quel caso ricadono su un consumo dieci volte più piccolo. Se il gas ti serve anche per riscaldarti, i costi fissi si pagano comunque e cucinare a gas costa solo la quota variabile.
La stima riguarda il solo piano cottura: forno, cappa e piccoli elettrodomestici da cucina non sono compresi. Non tiene conto del prezzo d’acquisto del piano né dell’installazione.
Induzione o vetroceramica: il confronto
Da fuori sembrano identici: una lastra di vetro nero, i comandi touch, nessuna griglia da smontare. Sotto il vetro, però, i due piani funzionano in modo completamente diverso, e questo cambia consumi, tempi di cottura, pentole da usare e perfino il modo di pulirli.
| Caratteristica | Vetroceramica | Induzione |
|---|---|---|
| Come scalda | Resistenze radianti o lampade alogene scaldano il vetro, che a sua volta scalda la pentola. | Un campo magnetico mette in movimento le molecole del fondo della pentola: il calore nasce nella pentola stessa. |
| Rendimento (ENEA) | 63,5% | 80% |
| Potenza per zona | 1.200 – 2.100 W | 1.400 – 2.300 W, fino a 3.000 – 3.700 W con il booster |
| Consumo annuo (famiglia di 3) | 517 kWh | 411 kWh |
| Costo annuo | 148 € | 118 € |
| Due litri d’acqua a bollore | 10 – 12 minuti | 6 – 7 minuti |
| Pentole | Qualsiasi pentola con il fondo piatto. | Solo pentole con fondo ferromagnetico. |
| Calore residuo | Molto: si può spegnere qualche minuto prima e finire la cottura a piano spento. | Poco: il piano si raffredda quasi subito, la regolazione è immediata. |
| Sicurezza | La superficie resta rovente a lungo dopo l’uso. | Il vetro si scalda solo per contatto con la pentola; senza pentola la zona non si accende. |
| Pulizia | Facile, ma liquidi e zuccheri si caramellizzano sul vetro caldo. | Molto facile: sul vetro tiepido gli schizzi non si cuociono. |
| Prezzo d’acquisto indicativo | 100 – 450 € per un 4 zone | 180 – 900 € per un 4 zone; di più solo per i piani flex e full surface |
Rendimenti: ENEA, portale KiloWattene, media di 13 rilevazioni internazionali sui sistemi di cottura domestici (incertezza non migliore di ±5%). Potenze e tempi: valori tipici dei modelli in commercio; i prezzi d’acquisto sono indicativi e variano molto per numero di zone e finiture.
Il piano cottura in vetroceramica
Sotto il vetro ci sono delle resistenze elettriche a spirale (piani radianti) oppure delle lampade alogene che si accendono e si spengono a intermittenza. In entrambi i casi il calore fa un passaggio in più: prima scalda la vetroceramica, poi la vetroceramica scalda il fondo della pentola. In quel passaggio se ne perde una parte, che finisce nell’aria della cucina invece che nel cibo, e da qui il rendimento del 63,5%.
Va comunque detto che la vetroceramica è un netto passo avanti rispetto alle vecchie piastre elettriche in ghisa, il cui rendimento medio si ferma al 58% e i cui tempi di riscaldamento sono molto più lunghi. Se in casa hai ancora una piastra tradizionale, il salto di efficienza più grande lo fai già passando alla vetroceramica.
Il grande calore accumulato nel vetro, che di per sé è un difetto, diventa un vantaggio se lo sfrutti: le spie di calore residuo restano accese finché la zona è calda, e in quei minuti la cottura va avanti a piano spento. Su una pasta o su un brodo si possono recuperare due o tre minuti di consumo per ogni cottura.
Vantaggi
- Funziona con qualsiasi pentola dal fondo piatto, senza cambiare batteria da cucina;
- Costa meno all'acquisto e all'installazione;
- Non richiede quasi mai un aumento di potenza del contatore;
- Il calore residuo permette di spegnere prima della fine della cottura.
Svantaggi
- Consuma circa il 21% in più dell'induzione a parità di risultato;
- Tempi di riscaldamento e di raffreddamento lunghi, regolazione poco precisa;
- La superficie resta rovente per diversi minuti dopo lo spegnimento;
- Cede calore all'ambiente, un problema in cucina d'estate.
Il piano cottura a induzione
Sotto ogni zona c’è una bobina di rame percorsa da corrente alternata, che genera un campo magnetico variabile. Quel campo induce delle correnti parassite nel fondo ferromagnetico della pentola, e sono quelle correnti a produrre calore: il vetro non viene mai scaldato direttamente, si tiepidisce solo per contatto con la pentola. È per questo che il rendimento sale all’80% e che, togliendo la pentola, la zona di cottura si spegne da sola.
La regolazione è immediata, come su un fornello a gas ma con più livelli: si passa dal bollore al sobbollire in un istante, senza aspettare che il vetro si raffreddi. La funzione booster concentra per pochi minuti la potenza di due zone su una sola, utile per portare a bollore una pentola d’acqua o per rosolare la carne a fiamma altissima.
Il vincolo vero sono le pentole: servono fondi in acciaio ferritico, ghisa o alluminio con base in acciaio. Il test costa zero: se un magnete da frigorifero resta attaccato al fondo, la pentola va bene. Rame, alluminio puro, vetro e ceramica non funzionano, e un fondo di diametro troppo piccolo non viene nemmeno rilevato dalla zona. Se devi rinnovare la batteria da cucina, mettila nel conto assieme al prezzo del piano.
Vantaggi
- Il sistema di cottura più efficiente in commercio, con rendimento dell'80%;
- Tempi di riscaldamento quasi dimezzati rispetto alla vetroceramica;
- Regolazione precisa e immediata a ogni livello di potenza;
- Il piano resta freddo dove non c'è la pentola, e senza pentola non si accende.
Svantaggi
- Richiede pentole con fondo ferromagnetico, spesso da comprare;
- Costa più all'acquisto e va installato da un elettricista qualificato;
- Con un contatore da 3 kW può servire il limitatore di potenza o un aumento di potenza;
- La ventola di raffreddamento dell'elettronica è rumorosa su alcuni modelli.
Piano a induzione e contatore da 3 kW: serve aumentare la potenza?
È la domanda che blocca più famiglie davanti al negozio, e la risposta più diffusa è sbagliata. Sul libretto di un piano a quattro zone leggi 6.000 o 7.400 W, contro i 3 kW del contatore domestico standard: sembra impossibile. In realtà quel numero è la somma delle potenze massime di tutte le zone accese insieme al livello più alto, cioè uno scenario che in cucina non si presenta praticamente mai.
Va poi ricordato che un contatore da 3 kW impegnati sopporta fino a 3,3 kW prima di distaccare, perché la soglia di intervento è fissata al 10% in più della potenza impegnata. Se ti interessa la differenza fra i kW del contatore e i kWh che paghi in bolletta, la spieghiamo nella guida su kW e kWh.
Quasi tutti i piani a induzione in commercio hanno un limitatore di potenza, chiamato anche power management: in fase di installazione si imposta un tetto massimo, tipicamente 2.500 o 3.000 W, e l’elettronica ridistribuisce da sola la potenza fra le zone senza far scattare il contatore. Con quel tetto attivo, un piano a induzione convive senza problemi con un contratto da 3 kW, a patto di usare una o due zone alla volta.
L’aumento a 4,5 kW diventa la scelta giusta in questi casi:
- cucini abitualmente con tre o quattro zone accese insieme;
- usi il piano mentre è in funzione il forno elettrico, la lavastoviglie o l’asciugatrice;
- hai una pompa di calore, uno scaldabagno elettrico o una presa per la ricarica dell’auto;
- il contatore ti scatta già oggi, prima di installare il piano.
Quanto costa passare da 3 a 4,5 kW
Il contributo di connessione si calcola sulla potenza disponibile aggiuntiva, che passa da 3,3 a 4,95 kW: 78,81 € per kW, cioè circa 130 €, a cui si aggiungono 23 € di oneri di gestione della pratica, per un totale intorno ai 153 € IVA esclusa. In bolletta la quota potenza cresce di 23,72 € per ogni kW impegnato in più, quindi circa 36 € all’anno. Sono tariffe ARERA, identiche per tutti i fornitori.Cucina a gas o elettrica: quale costa meno davvero
Qui la risposta che si legge quasi sempre è «il gas costa meno», e quasi sempre è incompleta. La risposta corretta è: dipende da che cosa fa il gas a casa tua. Se lo usi anche per riscaldarti, cucinare a gas costa meno. Se lo usi soltanto per cucinare, l’induzione costa meno. E il motivo non ha nulla a che vedere con il rendimento.
Partiamo dal dato di fatto: l’induzione è la tecnologia più efficiente, con un rendimento dell’80% contro il 45% di un fornello a gas. Ma in Italia un’unità di energia elettrica costa molto più di un’unità di energia da gas, e il vantaggio di efficienza non basta a colmare il divario di prezzo. Per confrontarle correttamente bisogna guardare il costo di un kWh di calore utile, cioè di calore che entra davvero nel cibo. Sulla famiglia di riferimento, 3 persone e 2 pasti al giorno:
| Gas | Vetroceramica | Induzione | |
|---|---|---|---|
| Rendimento | 45% | 63,5% | 80% |
| Consumo annuo | 68 Smc | 517 kWh | 411 kWh |
| Costo annuo (contratto gas già attivo per il riscaldamento) | 75 € | 148 € | 118 € |
| Costo annuo (gas usato solo per cucinare) | 210 € | 148 € | 118 € |
| Costo di un kWh di calore utile | 22,9 cent | 45,2 cent | 35,9 cent |
| Due litri d’acqua a bollore | 13 – 15 minuti | 10 – 12 minuti | 6 – 7 minuti |
| Installazione | Tecnico abilitato e dichiarazione di conformità, più la manutenzione periodica dell’impianto. | Elettricista qualificato, linea dedicata. | Elettricista qualificato, linea dedicata ed eventuale limitatore di potenza. |
Costi calcolati sulle quote VARIABILI di entrambe le energie, 0,287 €/kWh e 1,1032 €/Smc, ricavate dai prezzi di riferimento ARERA tutto compreso per il cliente domestico tipo in maggior tutela (0,316 €/kWh (III trimestre 2026) e 1,2252 €/Smc (giugno 2026)) togliendo le quote fisse che si pagano a prescindere dal consumo, con la conversione convenzionale di 10,69 kWh per Smc. Nella riga «gas usato solo per cucinare» sono aggiunti per intero i costi fissi del contratto, invece di essere spalmati sul consumo del cliente tipo.
La voce che ribalta il confronto: i costi fissi del contratto gas
Un contratto gas domestico costa fra i 90 e i 120 € all’anno anche a consumo zero, IVA esclusa: la quota fissa di vendita al dettaglio, la quota fissa di distribuzione e misura, al netto della quota fissa degli oneri di sistema che per i domestici è un importo a credito. L’importo esatto dipende dalla zona tariffaria e dalla quota fissa dell’offerta, ma non dipende in alcun modo da quanto gas consumi.
Su queste quote l’IVA non è quella del gas che bruci: l’aliquota ridotta del 10% vale sulla somministrazione fino a 480 Smc all’anno, mentre tutte le quote fisse scontano il 22%. I 110 € di partenza diventano quindi 134 € in bolletta.
Il prezzo di riferimento in €/Smc che si legge sui giornali li spalma sul consumo del cliente tipo, circa 1.100 Smc all’anno, cioè una casa che si riscalda a gas: lì pesano pochi centesimi per Smc e si possono ignorare. Ma un piano cottura da solo consuma appena 68 Smc all’anno. Gli stessi 134 € ricadono su un consumo 16 volte più piccolo, e il conto cambia di segno.
Le due situazioni, in chiaro
- Il gas ti serve anche per riscaldamento o acqua calda: i costi fissi li paghi comunque, quindi cucinare a gas costa solo la quota variabile, 75 € all’anno contro i 118 € dell’induzione. Il gas conviene, di circa 43 € all’anno;
- il gas ti serve solo per cucinare: al consumo si sommano 134 € di costi fissi, per un totale di 210 € all’anno. L’induzione conviene, di circa 92 € all’anno, e passando all’induzione puoi chiudere del tutto il contratto gas.
C’è poi un terzo caso, tutt’altro che raro in Italia: le case non allacciate alla rete del metano, che cucinano con il GPL in bombole. A un prezzo indicativo di 3 € al chilo, i 57 kg di GPL che servono in un anno costano circa 171 €, cioè 52,1 centesimi per kWh di calore utile contro i 35,9 dell’induzione. Anche qui l’induzione costa meno, di circa 53 € all’anno, e senza il vincolo di dover sostituire la bombola. Le tariffe le confrontiamo nella guida al prezzo del GPL.
Quando conviene passare all’induzione
Nel solo caso in cui il gas serva anche per riscaldare, il punto di pareggio è calcolabile: l’induzione batte il gas sul costo quando il prezzo della luce tutto compreso scende sotto i 18 centesimi per kWh. Con le tariffe di rete, gli oneri e le imposte che pesano sulla bolletta elettrica italiana è una soglia difficile da raggiungere con un’offerta di mercato, mentre diventa immediata con l’autoconsumo da impianto fotovoltaico: l’energia che produci e usi subito non paga né trasporto né oneri. Il pranzo, che cade nelle ore di massima produzione, è praticamente gratis; la cena richiede una batteria di accumulo.
Attenzione anche al fatto che questo rapporto di prezzi non è una costante: nel 2022 l’elettricità è arrivata a costare quasi il triplo di oggi rispetto al gas, e la conclusione si era rovesciata. Le cifre di questa pagina si aggiornano automaticamente con i prezzi di riferimento ARERA, ma la regola generale resta quella: conta il rapporto fra il prezzo della luce e quello del gas, non solo il rendimento.
Il costo dell’energia non è del resto l’unico criterio, e in molte case non è nemmeno il primo. A favore dell’elettrico ci sono la velocità di cottura, la sicurezza (nessuna fiamma libera, nessun rischio di fughe), la qualità dell’aria in cucina, la possibilità di eliminare il contratto gas con i suoi costi fissi, e il fatto che l’impianto a gas richiede una manutenzione periodica. A favore del gas restano il costo marginale dell’energia quando l’impianto c’è già, l’indipendenza dai distacchi del contatore elettrico e la libertà di usare qualsiasi pentola.
Qualunque sia la tecnologia, sul prezzo del kWh puoi intervenire subito: confrontare le offerte luce è l’unica voce di questo calcolo che dipende da te. Se stai pensando a una cucina interamente elettrica, ne parliamo anche nella guida sulla cucina elettrica.
Il piano cottura non ha etichetta energetica
È l’errore più diffuso nelle guide all’acquisto, e vale la pena chiarirlo: i piani cottura non hanno una classe energetica. Il regolamento europeo 66/2014 fissa per loro dei requisiti minimi di efficienza (le regole di ecodesign, che vietano la vendita dei modelli più energivori), ma l’etichetta con la scala dalla A alla G è obbligatoria soltanto per forni e cappe da cucina.
Quindi se leggi che un piano cottura è «in classe A», quel dato non esiste: nel migliore dei casi è la classe del forno venduto in abbinamento. Per valutare l’efficienza di un piano guarda la tecnologia (l’induzione consuma circa il 21% in meno della vetroceramica), il numero e il diametro delle zone, la presenza del limitatore di potenza e delle spie di calore residuo.
Per tutti gli altri elettrodomestici, invece, l’etichetta esiste e conta: come si legge la nuova scala europea lo spieghiamo nella guida alla classe energetica degli elettrodomestici.
Come ridurre il consumo del piano cottura
Sul piano cottura il margine di risparmio non sta nell’apparecchio, sta nel modo di usarlo. Questi accorgimenti valgono su induzione e vetroceramica, e in gran parte anche sul gas:
- usa il coperchio, sempre: trattiene il vapore, abbassa i tempi di bollitura e permette di cuocere a una potenza inferiore. È il primo accorgimento raccomandato da ENEA, e a seconda della pietanza vale da pochi punti percentuali a diverse decine di punti di energia risparmiata;
- abbina il diametro della pentola a quello della zona di cottura: su una vetroceramica il calore che esce dal bordo della pentola è perso, su un’induzione un fondo troppo piccolo non viene nemmeno rilevato;
- scegli pentole con fondo spesso e perfettamente piatto: aderiscono meglio al vetro e distribuiscono il calore in modo uniforme;
- metti solo l’acqua che serve: ogni litro in più va portato a temperatura per niente;
- abbassa appena bolle: per mantenere il bollore serve una frazione della potenza necessaria a raggiungerlo;
- sfrutta il calore residuo della vetroceramica spegnendo la zona due o tre minuti prima della fine;
- usa la pentola a pressione per legumi, carni e brodi: riduce i tempi di cottura fino alla metà;
- scalda l’acqua nel bollitore elettrico quando ti serve poca acqua bollente: consuma di più al minuto, ma per molto meno tempo;
- controlla la fascia oraria: la cena cade spesso in F2 o in F3, dove con una tariffa bioraria il kWh costa meno.
Su quest’ultimo punto vale la pena fare due conti: se cucini prevalentemente la sera, nel fine settimana o comunque fuori dagli orari di ufficio, una tariffa bioraria può convenire. Come funzionano gli scaglioni lo trovi nella guida alle fasce orarie dell’energia elettrica.
Il piano cottura, però, è solo una voce della bolletta. Gli interventi con il maggior ritorno riguardano frigorifero, lavatrice e asciugatrice: li abbiamo raccolti nei consigli per risparmiare energia con gli elettrodomestici.