Il deposito cauzionale in breve

  • Cos'è: una garanzia contro le fatture non pagate, non una spesa, e l'importo resta di tua proprietà;
  • Luce: fino a 11,5 € per kW di potenza impegnata, cioè 34,50 € su un contatore da 3 kW;
  • Gas: da 30 € a 300 € secondo lo scaglione di consumo annuo in Smc;
  • Come si evita: attivando la domiciliazione bancaria, postale o su carta di credito;
  • Quando torna: alla chiusura del contratto o all'attivazione della domiciliazione, maggiorato degli interessi legali.

Cos'è il deposito cauzionale e perché il fornitore lo chiede

Il deposito cauzionale è l'importo che il venditore di luce o gas può chiedere alla stipula del contratto e trattenere a garanzia delle fatture non pagate. Non è un costo di attivazione: resta di proprietà del cliente, matura interessi e viene restituito quando il contratto si chiude o quando si passa alla domiciliazione bancaria.

Il meccanismo è stato introdotto dall'ARERA in sostituzione del vecchio anticipo sui consumi, che veniva richiesto al momento della firma e che non produceva interessi. La logica è duplice: proteggere il fornitore dal rischio di insolvenza e, indirettamente, tutelare tutti gli altri clienti, perché gli oneri lasciati scoperti dai morosi finiscono per essere ridistribuiti sul sistema.

Contrariamente a quanto si pensa spesso, il deposito non è un modo per il venditore di guadagnare qualcosa. La somma è vincolata, deve essere restituita per intero e nel frattempo produce interessi a favore del cliente. Quello che cambia, e su cui vale la pena informarsi prima di firmare, è se il contratto lo prevede e a quanto ammonta.

Deposito cauzionale, caparra e anticipo sui consumi

Nel linguaggio comune si usa spesso «caparra», ma la caparra è un istituto del codice civile legato ai contratti di compravendita e di locazione: se una parte non adempie, l'altra può trattenerla o chiederne il doppio. Il deposito cauzionale dell'energia funziona diversamente: è sempre restituibile e può essere trattenuto solo a copertura di importi realmente dovuti e non pagati.

Va distinto anche dall'anticipo sui consumi, oggi non più ammesso: ARERA vieta esplicitamente ai venditori di chiedere anticipi o forme di garanzia non fruttifere. Se in bolletta compare una voce che assomiglia a un acconto obbligatorio senza restituzione, è il caso di chiedere spiegazioni scritte al fornitore.

Perché non è una spesa (e perché non c'è l'IVA)

Il deposito cauzionale è fuori campo IVA ai sensi dell'articolo 2 del DPR 633/1972: non essendo il corrispettivo di una cessione di beni o di una prestazione di servizi, non concorre alla base imponibile. In bolletta lo trovi quindi separato dalle voci di spesa e aggiunto al totale da pagare senza alcuna aliquota.

La conseguenza pratica è che l'importo non va conteggiato quando confronti due offerte: pesa sulle prime bollette, non sul costo annuo della fornitura. Per capire quanto spendi davvero servono la quota fissa e il prezzo della materia energia, non il deposito.

Quando viene richiesto il deposito cauzionale

Il deposito viene applicato all'attivazione della fornitura, quindi si presenta ogni volta che nasce un nuovo rapporto contrattuale. Per i clienti domestici non è mai dovuto quando il pagamento avviene con domiciliazione bancaria, postale o su carta di credito: lo stabilisce l'articolo 12.3 del TIV.

I casi in cui il fornitore può chiederlo

Le situazioni sono sempre le stesse e coincidono con i momenti in cui si stipula o si rinnova un contratto di fornitura:

Se non sei sicuro di quale operazione ti riguarda, la differenza pesa anche sui tempi e sui costi: la nostra guida sulla differenza tra voltura e subentro chiarisce quale procedura chiedere al fornitore quando cambi casa.

Mercato libero, tutela della vulnerabilità e offerte PLACET

Dal 1° luglio 2024 il servizio di maggior tutela dell'elettricità è riservato ai soli clienti domestici vulnerabili, mentre tutti gli altri sono passati al mercato libero o al servizio a tutele graduali. Questo cambia il modo in cui va letto il deposito cauzionale, perché le regole non sono identiche nei tre regimi.

  • Nel servizio di tutela (vulnerabili luce, tutela della vulnerabilità gas) gli importi massimi sono fissati direttamente da ARERA;
  • Nelle offerte PLACET, le proposte a condizioni contrattuali standardizzate, il deposito è previsto dalla regolazione e valgono le stesse esenzioni;
  • Nel resto del mercato libero il deposito è facoltativo e contrattuale: il venditore può chiederlo solo se il contratto lo prevede espressamente, e spesso applica un importo più basso del tetto regolato.

Prima di firmare, quindi, la voce da cercare non è nel materiale pubblicitario ma nelle condizioni generali di fornitura e nella scheda sintetica dell'offerta. È lo stesso documento in cui si legge se puoi esercitare il diritto di ripensamento e in quali termini.

Quanto si paga sulla luce: 11,5 euro per kW

Per l'energia elettrica il deposito si calcola sulla potenza contrattualmente impegnata: 11,5 € per ogni kW nel servizio di tutela, che scendono a 5,2 € per kW con il bonus sociale. Su un'utenza domestica da 3 kW il tetto arriva quindi a 34,50 €.

La potenza impegnata è il valore scritto sul contratto, non il consumo: chi ha chiesto un aumento a 4,5 o a 6 kW per far convivere forno, piano a induzione e climatizzatore paga proporzionalmente di più. Se hai dubbi su quale valore leggere, la nostra guida sulla differenza tra kW e kWh chiarisce quale dei due numeri conta qui.

L'ultima colonna della tabella qui sotto riguarda i clienti costituiti in mora per almeno due fatture, anche non consecutive, nei 365 giorni precedenti: in quel caso l'importo raddoppia. Se poi il cliente paga regolarmente per dodici mesi, la maggiorazione viene restituita per intero con la prima bolletta utile.

Deposito cauzionale luce per potenza impegnata, importi massimi previsti dal TIV
Potenza impegnata Importo standard Con bonus sociale Raddoppiato per morosità
1,5 kW 17,25 € 7,80 € 34,50 €
3 kW (standard domestico) 34,50 € 15,60 € 69,00 €
4,5 kW 51,75 € 23,40 € 103,50 €
6 kW 69,00 € 31,20 € 138,00 €
10 kW 115,00 € 52,00 € 230,00 €

Fonte: ARERA, Allegato A alla delibera 362/2023/R/eel (TIV), articolo 12. Il bonus sociale dà diritto all'importo ridotto di 5,2 €/kW; il raddoppio si applica al solo importo standard.

Quanto si paga sul gas: da 30 a 300 euro

Sul gas naturale il deposito non dipende dalla potenza ma dal consumo annuo in Smc, ed è organizzato per scaglioni: 30 € fino a 500 Smc, 90 € fino a 1.500 Smc, 150 € fino a 2.500 Smc e 300 € fino a 5.000 Smc. Sopra i 5.000 Smc si applica il valore di una mensilità di consumo medio annuo.

Per orientarti: un'abitazione che usa il gas solo per cucinare resta ampiamente sotto i 500 Smc e rientra nel primo scaglione, mentre un appartamento con riscaldamento autonomo e acqua calda si colloca di norma tra 1.000 e 1.400 Smc, quindi nella fascia dei 90 €. È questo il motivo per cui la cifra più diffusa nelle bollette gas domestiche è proprio quella.

La colonna con il bonus sociale gas segue una logica diversa da quella elettrica: non è una percentuale, ma una scala più piatta che si ferma a 77 € per tutti i consumi fino a 5.000 Smc. Chi ha diritto all'agevolazione paga quindi molto meno già a partire dal secondo scaglione.

Deposito cauzionale gas per scaglione di consumo annuo, importi previsti dal TIVG
Consumo annuo Importo standard Con bonus sociale gas Profilo tipico
Fino a 500 Smc 30,00 € 25,00 € Solo cucina, oppure cucina e acqua calda
Da 501 a 1.500 Smc 90,00 € 77,00 € Appartamento con riscaldamento autonomo
Da 1.501 a 2.500 Smc 150,00 € 77,00 € Casa indipendente di medie dimensioni
Da 2.501 a 5.000 Smc 300,00 € 77,00 € Villetta o abitazione poco isolata
Oltre 5.000 Smc Valore di una mensilità di consumo medio annuo, al netto delle imposte Grandi utenze e condomini

Fonte: ARERA, Allegato A alla delibera 100/2023/R/com (TIVG), tabelle 6 e 7. I profili tipici sono indicativi e servono solo a individuare lo scaglione probabile.

Se hai luce e gas con lo stesso venditore in una fornitura dual fuel, i due depositi si sommano ma restano voci distinte, calcolate ciascuna con la propria regola. Su un contratto da 3 kW e 1.200 Smc il totale a garanzia arriva quindi a 124,50 €.

Come riconoscere l'addebito in bolletta

L'addebito compare quasi sempre sulla prima fattura del nuovo contratto, fuori dalle voci di spesa e senza IVA. A seconda del fornitore la riga si chiama «deposito cauzionale», «deposito cauzionale contrattuale» o semplicemente «cauzione», e si trova nella sezione dedicata agli altri importi o al riepilogo del contratto.

Il punto che genera più dubbi è che l'importo non si somma alla spesa per l'energia ma al totale da pagare. Chi confronta la prima bolletta con quelle successive vede quindi una differenza che non dipende dai consumi. Le nostre guide su come leggere la bolletta della luce e su come leggere la bolletta del gas mostrano in quale punto compare la voce nei due formati.

Un secondo caso frequente è l'adeguamento del deposito a contratto già attivo. Succede quando cambia il presupposto del calcolo: un aumento di potenza da 3 a 6 kW, oppure un consumo gas che passa stabilmente allo scaglione superiore. Il fornitore addebita la differenza, non un nuovo deposito intero, e la variazione deve essere motivata in fattura.

Se in bolletta trovi un deposito cauzionale che non ti aspettavi e paghi con addebito automatico sul conto, c'è un errore: per i clienti domestici con domiciliazione il deposito non è dovuto. Segnalalo per iscritto al fornitore chiedendo lo storno.

Come non pagare il deposito cauzionale

Esiste una sola strada, ed è prevista dalla regolazione: attivare la domiciliazione del pagamento su conto corrente bancario, su conto postale o su carta di credito. Per i clienti domestici il deposito in quel caso non è dovuto, e se è già stato versato il fornitore deve restituirlo senza chiudere il contratto.

La scelta migliore è indicarlo già in fase di sottoscrizione, comunicando l'IBAN insieme agli altri dati: così il deposito non viene mai addebitato e non serve chiederne il rimborso. Chi ha firmato con bollettino può comunque attivarla in un secondo momento dall'area clienti, dall'app o rivolgendosi al servizio clienti, e ottenere l'accredito nelle bollette successive.

La procedura è la stessa per tutti i venditori, con differenze solo nei canali disponibili: la nostra guida alla domiciliazione bancaria Enel descrive passo per passo i moduli e i tempi di attivazione, che valgono come riferimento anche per gli altri fornitori.

Perché conviene

  • Nessun deposito cauzionale da versare, o rimborso di quello già pagato;
  • Nessun rischio di dimenticare una scadenza e finire in mora;
  • Si evitano le commissioni del bollettino postale;
  • La fattura arriva prima dell'addebito e si può bloccare in caso di errore.

A cosa fare attenzione

  • Serve un conto corrente o una carta intestata al titolare della fornitura;
  • L'addebito parte in automatico: serve avere sempre disponibilità sul conto;
  • Il rimborso del deposito già versato arriva in bolletta, non subito sul conto.

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Quando viene restituito il deposito cauzionale e in quanto tempo

Su questo ARERA non lascia margini: il deposito è fruttifero e deve essere restituito alla cessazione del contratto o all'avvio del pagamento con domiciliazione, maggiorato degli interessi legali maturati. Al cliente non può essere chiesto alcun documento che provi il versamento originario.

Nella pratica la restituzione avviene quasi sempre in compensazione sulla fattura: l'importo viene accreditato e sottratto dal totale da pagare, non bonificato a parte. Se il credito supera l'importo della bolletta, il fornitore versa la differenza con le modalità indicate nel contratto.

I tempi caso per caso

Il riferimento è la fattura di chiusura, che il venditore deve emettere entro sei settimane dalla data di cessazione della fornitura. Il ritardo oltre quel termine fa scattare un indennizzo automatico a favore del cliente, senza bisogno di richiederlo.

Restituzione del deposito cauzionale per tipo di operazione
Situazione Come avviene Quando
Disdetta del contratto Accredito nella fattura di chiusura Entro 6 settimane dalla cessazione
Cambio fornitore Lo restituisce il venditore uscente nell'ultima fattura Entro 6 settimane dal cambio
Voltura Accreditato al vecchio intestatario, non al nuovo Con l'ultima fattura a suo nome
Attivazione della domiciliazione Rimborso senza chiudere il contratto Nella prima bolletta utile
Maggiorazione per morosità Restituita se il cliente torna buon pagatore Dopo 12 mesi di pagamenti regolari

Fonte: ARERA, TIV articoli 7 e 12 e disposizioni sulla fattura di chiusura. Chiudere il contratto non serve per cambiare venditore: lo switch di fornitore è gratuito e la disdetta la gestisce il nuovo venditore.

Gli interessi legali sul deposito

Gli interessi si calcolano al tasso legale fissato ogni anno dal Ministero dell'Economia, applicato per il periodo in cui la somma è rimasta vincolata. Non sono un extra facoltativo: fanno parte dell'importo che il fornitore deve restituire, e la loro assenza dal conteggio finale è uno dei motivi di reclamo più frequenti.

Tasso di interesse legale applicato al deposito cauzionale
Anno Tasso legale Interessi su 90 € di deposito
2024 2,50% 2,25 €
2025 2,00% 1,80 €
2026 1,60% 1,44 €

Fonte: decreti del Ministero dell'Economia e delle Finanze sul saggio degli interessi legali. Gli importi in tabella sono gli interessi maturati in un anno intero su un deposito gas da 90 €.

Le cifre sono modeste, ed è giusto dirlo: su un deposito di 34,50 € tenuto per tre anni gli interessi valgono poco più di due euro. Il punto non è il rendimento, ma il capitale: quello deve tornare per intero, e su tre o quattro traslochi nel corso di una vita la somma non è trascurabile.

Cosa fare se il deposito non viene restituito

Il caso più comune non è il rifiuto esplicito, ma il silenzio: la fattura di chiusura arriva senza la riga di accredito, oppure con il capitale ma senza interessi. La procedura per rimediare è gratuita e prevede tre passaggi, da seguire nell'ordine.

  1. Reclamo scritto al fornitore, indicando POD o PDR, data di cessazione e importo versato. Il venditore deve inviare una risposta motivata entro 30 giorni solari, altrimenti scatta un indennizzo automatico;
  2. Sportello per il consumatore energia e ambiente, se la risposta non arriva o non soddisfa. È il servizio informativo istituzionale, raggiungibile al numero verde 800 166 654;
  3. Servizio Conciliazione di ARERA, procedura gratuita e online. Per le controversie con il venditore il tentativo di conciliazione va esperito prima di rivolgersi al giudice.

Conviene muoversi appena si riceve la fattura di chiusura, senza aspettare mesi: il diritto alla restituzione non si esaurisce, ma ricostruire un contratto chiuso anni prima è più laborioso. Le regole complete sui tempi di risposta sono pubblicate nell'Atlante del consumatore di ARERA.

Se il deposito non è stato restituito perché il fornitore lo ha trattenuto a copertura di bollette insolute, la strada è diversa e passa dalla contestazione del credito. In quel caso vale la pena capire prima come funziona la procedura di morosità e distacco della fornitura, che fissa termini precisi anche a carico del venditore.

Domande frequenti sul deposito cauzionale

La regolazione ARERA non impone al fornitore di rateizzare il deposito cauzionale. In pratica alcuni venditori lo addebitano in un'unica soluzione sulla prima fattura, altri lo suddividono su due o tre bollette. È una scelta commerciale del fornitore: la trovi scritta nelle condizioni generali di fornitura allegate al contratto. Se l'importo pesa, la strada più rapida per azzerarlo resta la domiciliazione bancaria: fa decadere l'obbligo e fa scattare il rimborso di quanto già versato.

Dipende da come viene gestita l'operazione. Se il contratto sulla vecchia casa viene chiuso e ne viene aperto uno nuovo sull'immobile in cui ti trasferisci, si tratta di due contratti distinti: il primo si chiude con la restituzione del deposito nella fattura di chiusura, il secondo può prevederne uno nuovo. Se invece il fornitore gestisce il trasferimento come voltura del contratto esistente, il deposito già versato di norma segue il contratto e non viene restituito né richiesto una seconda volta.

Il fornitore può trattenere il deposito a copertura parziale del credito solo alla chiusura del rapporto, e comunque fino a concorrenza di quanto effettivamente dovuto. Una singola bolletta in ritardo non fa perdere la somma. Se però la messa in mora riguarda almeno due fatture nei 365 giorni precedenti, il fornitore ha titolo per raddoppiare il deposito richiesto: è quanto prevede l'articolo 12.5 del TIV.

Sì, e con lo stesso criterio: il deposito si calcola sulla potenza impegnata del contatore, non sul fatto che l'abitazione sia principale o secondaria. Una seconda casa con contatore da 3 kW resta quindi entro il tetto dei 34,50 €. Anche in questo caso l'esenzione con domiciliazione bancaria vale senza distinzioni, e su un'utenza usata poche settimane all'anno è la scelta naturale.

No. ARERA è esplicita su questo punto: il deposito cauzionale va restituito senza che al cliente sia richiesto alcun documento che attesti l'avvenuto pagamento. L'importo risulta dai sistemi del fornitore. Conservare le vecchie bollette resta comunque utile per verificare la cifra addebitata a suo tempo e controllare che il rimborso sia completo, interessi compresi.

No, perché non è una spesa. Il deposito è una somma di garanzia che resta di proprietà del cliente e che verrà restituita: non essendo un costo sostenuto per la fornitura, non entra in dichiarazione dei redditi né tra le spese detraibili. Per lo stesso motivo è fuori campo IVA e non compare tra gli importi imponibili della bolletta.

Per approfondire

Il deposito cauzionale è una delle voci che compaiono quando si apre o si trasferisce un contratto di fornitura. Le guide qui sotto coprono gli altri passaggi del cambio di casa e di utenze, dalla scelta dell'offerta alla gestione del contatore.